30/10/09

Vincent van Gogh















Vincent Willem van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) è stato un pittore olandese.

Autore di quasi 900 tele e di più di mille disegni, tanto geniale quanto incompreso in vita, si formò sull'esempio del realismo paesaggistico dei pittori di Barbizon e del messaggio etico e sociale di Jean-François Millet. Attraversata l'esperienza dell'Impressionismo, ribadì la propria adesione a una concezione romantica, nella quale l'immagine pittorica è l'oggettivazione della coscienza dell'artista: identificando arte ed esistenza, van Gogh pose le basi dell'Espressionismo.

Notizie dei van Gogh si rintracciano a L'Aja fin dalla metà del XVII secolo e a partire dal Settecento quella famiglia trasmise di padre in figlio il mestiere di orefice. Nel primo Ottocento si ha notizia di un Vincent Van Gogh (1789-1874) pastore calvinista, padre di undici figli che praticavano diverse attività: tre di essi erano mercanti d'arte, mentre si sa che anche Theodorus van Gogh (1822-1885) dal 1º aprile 1849 era pastore a Groot-Zundert, un piccolo paese del Brabante di seimila anime. Sposatosi nel 1851 con Anna Cornelia Carbentus, figlia di un rilegatore della corte olandese, questa diede alla luce il 30 marzo 1852 un figlio morto, Vincent Willem.

Esattamente l'anno dopo nacque un secondo figlio, il futuro artista, chiamato ancora Vincent Willem: ne seguiranno altri cinque, Anna Cornelia (1855-1930), Théo (1º maggio 1857 - 25 gennaio 1891), Elisabeth (1859-1936), Wilhelmina Jacoba (1862-1941) e Cornelis (1867-1900).

Dal 1861 al 1864 Vincent frequentò la scuola del paese e dal 1° ottobre un collegio della vicina Zevenbergen dove apprese il francese, l'inglese e il tedesco e l'arte del disegno. Dal 1866 frequentò la scuola tecnica Hannik di Tilburg ma il 19 marzo 1868, a causa dello scarso rendimento nonché di problemi economici del padre, ritornò a Zundert senza aver concluso gli studi.

La scarsità del suo profitto scolastico convinse la famiglia a trovargli un impiego: lo zio paterno Vincent detto Cent (1820-1888), già mercante d'antiquariato, nel luglio del 1869 lo raccomandò alla casa d'arte Goupil & Co. alla quale, per motivi di salute, aveva ceduto la sua attività a L'Aja; l'attività della casa Goupil consisteva nella vendita di riproduzioni di opere d'arte e il giovane Vincent sembrò molto interessato al suo lavoro, che lo obbligava a un approfondimento delle tematiche artistiche e lo stimolava a leggere e a frequentare musei e collezioni d'arte. Mantenne i contatti con la famiglia, che dal gennaio del 1871 si era trasferita a Helvoirt, dove il padre Theodorus svolgeva la sua attività pastorale. Vincent oltre ad incontrare frequentemente a L'Aja il fratello Théo, intesse con lui una corrispondenza che durerà tutta la vita.

Nel 1873 venne trasferito nella filiale Goupil di Bruxelles e a maggio in quella di Londra. Durante il trasferimento nella capitale inglese si fermò per alcuni giorni a Parigi, rimanendo affascinato dalla bellezza della città e dai fermenti culturali che la animavano: la visita del Louvre e delle esposizioni di quadri al Salon lo colpirono profondamente.

A Londra disegnò schizzi di scorci cittadini, che tuttavia non conservò (ne rimane solo uno, peraltro assai rovinato e scoperto nel 1977, raffigurante la casa dove visse). Nella pensione in cui alloggiava, si dichiarò un giorno ad una figlia della proprietaria, Eugenia Loyer (e non Ursula come si era sempre creduto), che, già fidanzata, lo respinse: caduto in una crisi depressiva, chiese ed ottenne di essere trasferito a L'Aja. Da questo momento iniziò a trascurare il lavoro: a poco servì il ritorno a Londra, nel luglio del 1874, insieme con la sorella Anna. I suoi interessi cominciarono a indirizzarsi verso le tematiche religiose, che si approfondirono anche dopo il suo trasferimento a Parigi, nel maggio 1875: qui tuttavia frequentò anche i musei, appassionandosi a Jean-Baptiste Camille Corot e alla pittura secentesca olandese. I dirigenti della Goupil erano sempre più scontenti di lui, che nel Natale del 1875 lasciò senza preavviso il lavoro, andando a trovare la famiglia, che allora risiedeva a Etten, un piccolo paese presso Breda. Vincent comprese tuttavia di non potere più continuare la sua collaborazione in un'attività che ormai sentiva profondamente estranea e si dimise dall'impiego il 1º aprile 1876.

Il 16 aprile 1876 partì per Ramsgate, il sobborgo londinese, dove lavorò come insegnante supplente presso la scuola del signor Stokes, ricevendo in cambio soltanto vitto e alloggio, e poi proseguì l'insegnamento a Isleworth, dove la scuola si era trasferita: qui collaborò anche con un pastore metodista che teneva un'altra piccola scuola e il 4 novembre pronunciò il suo primo sermone, che si ispirò a un quadro di Boughton, il Pellegrino sulla via di Canterbury al tempo di Chaucer. Tornato in famiglia per Natale, venne dissuaso dai genitori, che spaventati si accorsero delle sue precarie condizioni psico-fisiche, dal ripartire per l'Inghilterra.

Lo zio Vincent gli trovò così un altro lavoro come commesso in una libreria di Dordrecht. Viveva da solo e frequentava la chiesa locale traducendo passi della Bibbia; convinse il padre a lasciargli tentare gli esami di ammissione alla Facoltà di teologia di Amsterdam, dove andò a vivere con lo zio paterno Johannes, frequentando anche uno zio materno, che gli fece impartire lezioni di latino e di greco. Non tralasciava tuttavia i suoi interessi artistici, visitando i musei, il ghetto ebraico e continuando a esercitarsi nel disegno.

Respinto agli esami di ammissione, dall'agosto del 1878 frequentò un corso trimestrale di evangelizzazione in una scuola di Laeken, presso Bruxelles, la quale tuttavia non lo riconobbe idoneo a svolgere l'attività di predicatore. Nonostante tutto, alla fine dell'anno si trasferì nella regione belga del Borinage, a Pâturage: qui, povero tra i poveri, si prese cura dei malati e predicò la Bibbia ai minatori. Autorizzato, nel gennaio del 1879, a predicare temporaneamente dalla Scuola di evangelizzazione di Bruxelles, si trasferì nel centro minerario di Wasmes, vivendo in una baracca: il suo zelo e la sua partecipazione, anche emotiva, all'estrema povertà dei minatori apparvero eccessivi alla Scuola, che decise di non rinnovargli l'incarico.

Vincent continuò tuttavia a svolgere quella che considerava una sua missione: si trasferì nel vicino paese di Cuesmes dove visse con un minatore del luogo e, pur indigente, cercò ancora di aiutare chi non stava in realtà peggio di lui, arrivando a cedere il proprio letto ai malati o a curare di persona i feriti delle esplosioni usando come bende i suoi stessi vestiti. Leggeva i romanzi popolari che descrivevano la miseria delle popolazioni delle città industriali, interruppe per qualche tempo la corrispondenza con il fratello Théo, che ora lavorava nella casa Goupil e lo disapprovava apertamente, cercando di distoglierlo da un'attività che sembrava aggravare il suo delicato equilibrio psichico, e si spostò frequentemente per il Belgio percorrendo a piedi centinaia di chilometri. Nel giugno 1880 arrivò fino a Courrières, nel dipartimento del Passo di Calais, desiderando conoscere il pittore Jules Breton, che lì abitava ed era da lui molto ammirato, ma poi s'intimidì alla sola idea d'incontrarlo (nonché alla vista del "suo nuovo atelier...di un'inospitalità agghiacciante") e ritornò indietro, dormendo sulla paglia nei casolari abbandonati.

In luglio riprese la corrispondenza con Théo che gli mandò del denaro e lo incoraggiò a indirizzare le sue generose pulsioni sociali religiose verso l'espressione artistica. Vincent accolse un suggerimento che non poteva lasciarlo indifferente e, nell'ottobre si stabilì a Bruxelles dove, comprendendo di aver bisogno di una scuola di tecnica pittorica, s'iscrisse all'Accademia di Belle Arti.

Si legò d'amicizia con il pittore olandese Anthon van Rappard e studiò prospettiva e anatomia, impegnandosi in disegni che ritraevano soprattutto umili lavoratori della terra e delle miniere: non a caso i suoi pittori di riferimento erano Millet e Daumier. Nell'aprile 1881 lasciò l'Accademia e fece ritorno presso la famiglia, ad Etten, dove s'innamorò della cugina Kate Vos-Stricker, detta Kee, figlia di un pastore protestante, da poco vedova con un figlio, senza però venir corrisposto. Non si rassegnò e la seguì ad Amsterdam, dove lei si era trasferita in casa dei genitori: al suo rifiuto di riceverlo, di fronte ai genitori della donna, van Gogh si ustionò volontariamente una mano alla fiamma di una lampada.

A L'Aja ottenne l'incoraggiamento e i consigli del pittore Anton Mauve, cognato della madre, continuò a disegnare sotto la sua guida e, per la prima volta, verso la fine del 1881, eseguì nature morte dipinte a olio e figure all'acquarello: le nature morte con il Cavolo e gli zoccoli del Van Gogh Museum di Amsterdam e il Boccale e pere di Wuppertal sono tra i suoi primi lavori. In rotta con i genitori per la sua insistente ostinazione verso la cugina e per l'aperto distacco mostrato nei confronti della religione (venendo scacciato di casa dal padre il giorno di Natale), lasciò Etten, rifiutando ogni loro aiuto economico, trasferendosi a L'Aja, vicino allo studio di Mauve, il quale, insieme con il fratello Théo, lo soccorse economicamente. Dopo pochi mesi, tuttavia, contrasti con il pittore - che avrebbe voluto, secondo i suoi sistemi didattici, che Vincent si esercitasse copiando calchi in gesso, mentre egli preferiva ispirarsi direttamente alla realtà - portarono alla rottura tra i due.

Del resto, van Gogh avrà sempre molta difficoltà a relazionarsi con gli altri pittori, pur stimati da lui: in questo periodo, l'unico pittore che mostrava considerazione per le sue possibilità era il connazionale Johan Hendrik Weissenbruch (1824-1903), artista già noto ed apprezzato.

Nel gennaio del 1882 Vincent conobbe una trentenne prostituta alcolizzata, butterata dal vaiolo, Clasina Maria Hoornik detta Sien, già madre di una bambina e in attesa di un altro figlio, che gli fece da modella: dopo il parto, vissero insieme ed egli pensò anche di sposarla, sperando di sottrarla alla sua triste condizione: scrisse al pittore van Rappard: «Quando la terra non viene messa alla prova, non se ne può ottenere nulla. Lei, lei è stata messa alla prova; di conseguenza trovo più in lei che in tutto un insieme di donne che non siano state messe alla prova dalla vita».

Tutto questo non gli impedì tuttavia, dapprima di ammalarsi di gonorrea (e fu per questo ricoverato in ospedale dove, secondo le lettere a Theo, eseguì un ritratto, andato perduto, del medico che lo ebbe in cura), e poi di lasciare Sien dopo un anno, anche per la pressione della famiglia (che, appresa la volontà di Vincent di voler sposare una prostituta, tentò addirittura di farlo internare) e, nel settembre del 1883, andò a vivere nel nord dell'Olanda, nella Drenthe, ricca di torbiere, spostandosi spesso e ritraendo gli operai e i contadini della regione. Si recò anche a Nieuw-Amsterdam e a Zweeloo, sperando invano di conoscere il pittore Max Liebermann, che aveva abitato in quei dintorni; in compenso, la gita a Zweloo venne da lui immortalata con vari disegni e una vivissima lettera a Theo.

Alla fine del 1883 tornò a vivere con i genitori, che si erano trasferiti a Nuenen, dove il padre era pastore. Questi era intenzionato ad aiutare Vincent, ponendo fine alla sua vita errabonda, consentendogli di allestire un suo studio nella lavanderia del presbiterio; ma Vincent preferì prepararne uno in casa del sagrestano della parrocchia di Neunen, dove aveva la disponibilità di un paio di stanze. Lavorò intensamente e prese anche lezioni di pianoforte convinto, sulla scorta delle teorie di Wagner e dei simbolisti, dell'esistenza di una relazione tra musica e colore.

Della scuola impressionista, al fratello che gliene scriveva, rispondeva di non saperne nulla e di considerare veri e originali artisti Delacroix, Millet e Corot, «intorno ai quali i pittori di contadini e di paesaggi devono girare come intorno a un asse».

Non gli mancarono nuovi problemi: una vicina di casa, Margot Begemann, che accudì sua madre dopo una caduta e con la quale aveva avuto una relazione, tentò il suicidio, e il 26 marzo 1885 il padre morì improvvisamente d'infarto dopo un violento alterco con lui; inoltre fu accusato dal parroco cattolico di essere responsabile della gravidanza di una ragazza, Gordina De Groot, che aveva posato per lui. Nell'aprile del 1885 dipinse le due versioni de I mangiatori di patate, con il quale, scrisse a Théo.











A Auvers-sur-Oise (1890)

Vincent arrivò a Parigi il 17 maggio e conobbe per la prima volta il nipotino e la signora van Gogh, la quale trovò il cognato un uomo «forte, largo di spalle, con un colorito sano, un'espressione allegra e un'aria decisa». Passò tre giorni in casa del fratello, riesaminando i tanti suoi quadri che nel tempo gli aveva mandato, visitò il Salon, dove rimase colpito da un Puvis de Chavannes, e una mostra d'arte giapponese. Poi, come convenuto, il 21 maggio partì per stabilirsi a Auvers-sur-Oise, un villaggio a 30 chilometri da Parigi, dove risiedeva un medico amico di Théo, il dottor Paul-Ferdinand Gachet (1828-1909), che si sarebbe preso cura di lui.

Van Gogh prese alloggio nel caffé-locanda gestito dai coniugi Ravoux, nella piazza del Municipio. Appariva abbastanza soddisfatto della nuova sistemazione: «Auvers è di una bellezza severa, e la campagna è caratteristica e pittoresca».

Il sessantaduenne dottor Gachet, omeopata, darwinista, favorevole alla cremazione dei defunti - un'opinione scandalosa a quei tempi - repubblicano, socialista e libero pensatore, era un personaggio molto noto a Auvers dove abitava in un villino che dominava il paese. Laureatosi a Montpellier in medicina generale e con un particolare interesse per la psichiatria, aveva a lungo esercitato a Parigi, dove aveva conosciuto molti artisti, da Victor Hugo a Gustave Courbet, da Manet a Renoir e a Cézanne, e la sua casa conservava parecchie tele di impressionisti, oltre a una notevole quantità di soprammobili e oggetti vari che van Gogh chiamava «nere anticaglie».

Era anche disegnatore, pittore - partecipò a esposizioni firmandosi con lo pseudonimo di van Ryssel - e incisore dilettante: nella macchina della sua casa Cézanne, Pissarro e Guillaumin avevano eseguito alcune incisioni e fu su suo consiglio che van Gogh eseguì la sua unica acquaforte, rappresentante lo stesso dottor Gachet. La sua competenza nelle cose artistiche, certe comuni preferenze e anche il suo garbo e la sua natura fondamentalmente malinconica fecero presa sul pittore, che frequentò spesso la sua casa, ritraendo due volte la figlia Marguerite e non mancando di fargli il ritratto, che replicò in una seconda versione.









In giugno Théo e la famiglia gli fecero visita e progettarono la possibilità di affittare a Auvers una casa dove Vincent avrebbe potuto vivere insieme a qualche altro artista. La visita fu ricambiata da Vincent il 6 luglio a Parigi, dove incontrò Toulouse-Lautrec e, per la prima volta, il critico d'arte Albert Aurier. In quei giorni Théo, oltre ad avere il figlio seriamente malato, era afflitto da problemi di lavoro: così, Vincent preferì ritornare presto a Auvers, non sopportando il clima di tensione che percepiva nella famiglia del fratello.

Cominciava a temere una nuova crisi, e l'eventualità lo rendeva particolarmente nervoso: ebbe una violenta lite con Gachet per motivi banali - gli rimproverava di non aver fatto incorniciare una tela di Guillaumin che il dottore teneva in casa - e scrisse al fratello.










È certo che egli non faceva nulla per alleviare la sua solitudine nonostante ne fosse oppresso: non frequentò mai i non pochi pittori che soggiornavano a Auvers - uno di essi, l'olandese Anton Hirschig, alloggiava nel suo stesso albergo - anche se forse loro stessi, spaventati, lo evitavano, a causa della sua malattia. Per lo stesso Hirschig, egli «aveva un'espressione assolutamente folle, con gli occhi infuocati, che non osavo guardare»

Il suicidio

La sera del 27 luglio, una domenica, dopo essere uscito per dipingere come al solito nelle campagne che circondavano il paese, rientrò sofferente nella locanda e si rifugiò subito nella sua camera: al Ravoux che, non vedendolo presentarsi per il pranzo, salì per accertarsi della sua salute e lo trovò sdraiato sul letto, confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino.

Al dottor Gachet che, non potendo estrargli il proiettile, si limitò a fasciarlo ma gli esprimeva, per rincuorarlo, la sua speranza di salvarlo, rispose che egli aveva tentato coscientemente il suicidio e che, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto «riprovarci» - «volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca» - esclamò; rifiutò di dare spiegazioni del suo gesto ai gendarmi e, con il fratello Théo che, avvertito, era accorso la mattina dopo, Vincent passò tutto il 28 luglio, fumando la pipa e chiacchierando seduto sul letto: gli confidò ancora che la sua «tristezza non avrà mai fine». Sembra che le sue ultime parole fossero: «ora vorrei ritornare».

Poco dopo ebbe un accesso di soffocamento, poi perse conoscenza e morì quella notte stessa, verso l'1,30 del 29 luglio.

In tasca gli trovarono una lettera non spedita a Théo, dove aveva scritto, tra l'altro: «Vorrei scriverti molte cose ma ne sento l'inutilità ... per il mio lavoro io rischio la vita e ho compromesso a metà la mia ragione ... ».

In quanto suicida, il parroco di Auvers si rifiutò di benedire la salma e il carro funebre fu fornito da un municipio vicino. Il 30 luglio la bara, rivestita da un drappo bianco e ricoperta di fiori gialli, fu calata in una fossa accanto al muro del piccolo cimitero di Auvers: assistevano Théo, che non smetteva di piangere, il dottor Gachet e i pochi amici giunti da Parigi: Lucien Pissarro, figlio di Camille, Emile Bernard, père Tanguy.

Pochi mesi dopo anche Théo van Gogh venne ricoverato in una clinica parigina di malattie mentali. Dopo un apparente miglioramento, si trasferì a Utrecht, dove morì il 25 gennaio 1891.

Nel 1914 le sue spoglie, per volontà della vedova, furono trasferite ad Auvers e tumulate accanto a quelle di Vincent.










31/5/09

Sogno


Lasciami scrivere di te
Su questo foglio dal color del mare
E cullarmi sull´onde e non remare
Verso i soliti lidi dell´approdo


C´è un´isola vestita di tramonto
Oltre l´eco dell´ultimo orizzonte
Remoto sogno di volo di gabbiani
Che, come me, non hanno posa in terra

Lasciami vivere di te
In un ardito volo di parole
Inanellate a scogli spartiacque
Guglie di desideri sopravento

Quando l´attesa si farà presenza
E riva e mare avranno un sol respiro
Nell´isola remota noi vivremo
Un abbraccio di carta e di parole

Lasciami pensare a te
Nel creare versi d´illusione
Li riterrai soltanto una poesia
Nata dalla mia folle fantasia

Parla la pelle su la quieta carta
E il cuore e il sangue che pulsa nelle vene
E la voglia che morde l´utopia
Ma per te sarà solo... una poesia

18/4/09

Notte

Nocturno "Reflejos" by Ricardo Asensio


Notte, parlame di lui.
E, come l´ape
che sugge dal fiore il nettare di vita,
entragli nel cuore,
bevi i suoi segreti
disseta le mie viscere
arse da false attese
ch´io senta, infine,
il sogno,
implodermi nell´anima
ch´io veda i suoi frammenti
racchiudersi in un turbine
e, come fungo atomico,
innalzarsi fino al cielo
in supplice preghiera
di un´improbabile risposta.
E tu, cielo,
dall´alto del tuo trono,
aureo scanno
tempestato di brillanti,
stelle lucenti
al mio buio interiore,
rispondimi una volta
dimmi la ragione
del mio esilio di vita,
rivelami il perchè
del non voler sognare
del non poter amare
del non saper morire.




Dimenticare

-

Cadono ad una ad una
come le foglie morte
dai rami in autunno,
le mie parole vane.


Lacrime d'aria


Non ho più voglia
di spiegarmi


Era un gioco per angeli
o per stelle bambine
a rincorrersi in cielo
nelle notti serene


Oasi di velluto


Sfido il cuore
per dimenticare


Solo l'anima resta
come fiore nascosto
tra le rocce im montagna
a parlarti d'amore


Mio impossibile sogno!

Sparsa nell'Universo
nessuno sa.







Voglio dirti dell'aria che respiro...
non disseta i miei polmoni
e il cuore
quando non profuma di te
e del tuo restarmi accanto

nei sogni e nelle mani
che assaporano amore.

Voglio dirti del sole che m'avvolge...
non scioglie il gelo e il deserto
del silenzio
quando non giunge
attraverso il tuo calore
di parole, di gesti,
d'un sorriso d'amore.

Voglio dirti d'una strada in salita...
non vede la certezza
dei miei passi
quando non sei al mio fianco
a camminare,
mi manca il sentirmi in equilibrio
sulle tue orme, incisioni d'amore.






David Beckham






David Robert Joseph Beckham (Londra, 2 maggio 1975) è un calciatore britannico, centrocampista del Milan e della Nazionale inglese.

Soprannominato Spice Boy o Becks, è giunto secondo nella classifica del Pallone d'oro 1999 e nella graduatoria del FIFA World Player 1999 e 2001, è uno dei calciatori più noti e affermati e una vera e propria icona del marketing. Inserito da Pelé nella FIFA 100, la classifica dei calciatori più forti di sempre, nel 2008 è stato quinto nella lista delle 100 celebrità più influenti stilata dalla rivista statunitense Forbes, mentre il TIME lo ha inserito nel "TIME 100 Heroes & Icons" dell'anno 2004.

Beckham è inoltre uno dei pochi calciatori inglesi ad aver giocato più di 100 partite con la maglia della propria Nazionale di cui è stato capitano in 59 occasioni: 58 partite dal 15 novembre 2000 al 2 luglio 2006 e l'amichevole contro Trinidad e Tobago del 1º giugno 2008.

Secondo quanto sostiene la rivista France Football David Beckham è il calciatore più ricco del mondo con 31 milioni di euro annui, di cui ben 25 derivano dagli sponsor. David Beckham è sposato con l'ex Spice Girls Victoria Adams, la coppia ha tre figli ed attualmente risiede a Beverly Hills, in California. Secondo stime ufficiali i Beckham posseggono un patrimonio di circa 125 milioni di sterline.

Secondo l’edizione inglese di Glamour, David Beckham è in cima alla classifica degli uomini meglio vestiti. Classe e eleganza (e un amico di nome Giorgio Armani) gli hanno permesso di battere la concorrenza. I migliori cinque sono:

1. David Beckham

2. Mark Ronson (il fratello produttore di Samantha Ronson)

3. Ed Westwick

4. Brad Pitt

5. Johnny Depp

In realtà David si è aggiudicato anche un altro titolo: lui e la moglie Victoria sono la coppia più glamour in fatto di stile - e qui permettetemi di dissentire- e hanno battuto Brad Pitt e Angelina Jolie, che secondo me invece meritavano la palma d’oro. Victoria regina di stile fa un po’ ridere, non trovate?

31/1/09

Terry Richardson












Terry Richardson (born 1965) is an American photographer.

Richardson was born in New York City, raised in Hollywood and Ojai, California, and is the son of fashion photographer Bob Richardson. He attended Hollywood High School and Nordorff in Ojai. He was shy as a teenager and at some times deemed "completely lacking in social skills". He played bass guitar in the punk rock band The Invisible Government for 5 years. Richardson began photography when the band broke up and his mother introduced him to Tony Kent, photographer who took him on as an assistant.[citation needed] Terry has shot advertisements for fashion designers, including Gucci, Levi's, Miu Miu, Eres, Tommy Hilfiger, Club Monaco, Supreme, Hugo Boss, Anna Molinari, Stussy, Baby Phat, Jigsaw, Costume National, Hysteric Glamour, Matsuda, and Sisley. Richardson has also shot editorial photographs for a Vogue, Vice, Harper's Bazaar, Penthouse, The Face, GQ and Sports Illustrated. Richardson's photo books include, Hysteric Glamour, which was published in 1998; this was followed by Son of Bob in 1999, Feared by Men Desired by Women in 2000, Too Much in 2001, Terryworld and Kibosh, both released in 2004. Richardson is a notable exponent of the snapshot aesthetic alongside other contemporary photographers such as Nan Goldin, Wolfgang Tillmans and Martin Parr. Richardson's photographs are often to some extent autobiographical and frequently graphically depict sexual subject matter. A collection of Richardson's photography has recently been released by Taschen. This book is limited to 1,000 numbered copies and is signed by Richardson. More recently he has begun directing music videos, e.g. Young Love's Find a New Way. Richardson also appears briefly alongside Vincent Gallo in a 2007 Belvedere Vodka commercial.












20/1/09

Milano Moda Uomo

Milano Moda Uomo


Start Date 17-JAN-09 End Date 20-JAN-09

Venue City / State Country
Fiera Milano

Milan,
Lombardia
Italy

Event Profile:
Milano Moda Uomo is all geared up for its most dazzling presentation; integrating more exhibitors, more internationality and more focus converging in a potent platform for industry players.

Visitor's Profile:
Target audience of the Exhibition are Manufacturers of equipments and consumed materials for Textile and Leather industries, Textile, Production companies, Manufacturers and sellers of clothes, footwear, handbags, accessories, hats, Wholesale buyers, retail network representatives, agents, distributors, heads of leading commercial companies, Fashion houses, ateliers, Who follow the fashion.

Exhibitor's Profile:
Profile for exhibit includes Women's/Men's/Children's Clothes, Knitted Wear, Sports Wear, Bridal Wear, Footwear, Raw Materials, Finishing Materials, Embroidery machines, Pressing equipment, Leather goods manufacturing equipment, Lining equipment, Sewing machines, Accessories and spare parts for sewing machines, Synthetic materials, fabrics and fibres, Knitting equipment, Textile equipment and devices.

Organizer:
Fiera Milano International SpA
Piazzale Giulio,
Milano, Italy.
Tel: +(39)-(2)-49971
Fax: +(39)-(2)-49977963

MILANO "UOMO"- ARMANI, VERSACE, CAVALLI.

Los estilistas italianos han apostado por un hombre conservador vestido acorde con los tiempos de crisis, en colores fríos y neutros con dominio del negro, envueltos en bufandas, mantones y con adornos metálicos en cinturones y cazadoras.

Durante la presentación de la moda otoño-invierno 2009-1010 en Milán, Cavalli ha mostrado un hombre austero con toques de inspiración oriental, como las babuchas, el bolso de tela de tejido "killim" (alfombra turca) y cinturones anchos de doble hebilla.

El hombre de Cavalli
viste cazadoras de piel cortas, en una mirada atrás a los años 80, por la que asoma la camisa o el jersey en unos casos y en otros, lo muestra de negro a pecho descubierto y pañuelo al cuello, con pantalón estrecho y el antebrazo cubierto por empuñaduras de cuero adornadas con incrustaciones metálicas que retrotraen a los personajes de Matrix.

El pantalón pijama o de cuadros
, siempre cortos estilo ciclista que muestran calcetines de lana gorda. Sorprende a veces con chaquetas "yukata" tipo japonés o batín.

Salvatore Ferragamo
, con la línea diseñada por Massimiliano Gironetti, ha resaltado los pantalones anchos con chaquetas cortas, quizá demasiado, a juego con mocasines de terciopelo. Bufandas de rayas y mantones trenzados de piel, que confieren al hombre un aire juvenil.

La línea de Gianfranco Ferré, diseñada por Tommasso Aquilano y Roberto Rimondi, propone un hombre joven refinado, natural y vanguardista, envuelto en bufandas largas, mantones de piel y cuero, jersey de cuello vuelto abrochado con botón o suelto, con mezcla de lana y piel con formas arquitectónicas.

Los volúmenes de las prendas que cubren el torso masculino son rectangulares, redondos y abombados y están combinados con pantalones muy estrechos. La piel, el gran clásico de la casa, se combina con el neopreno en gabanes y montgomerys.

El esmoquin se tiñe de blanco y la organzas se mezclan con la lana, mientras las novedosas camisas de cuello alto se adornan con lentejuelas que reflejan puntos de luz. Los colores que imperan en Ferre son combinaciones de blanco y negro, con mantones tipo "kefia" palestina y guiños a los azules marino.

El astro del fútbol, el británico David Bechkam fichado ahora por el Milán, asistió muy elegante con traje y corbata al desfile del Emporio Armani, con el consiguiente revuelo para los fotógrafos que cubrían el evento que se desarrolló en el Teatro de Via Bergognone. Junto al futbolista ingles estaba sentado el torero Francisco Rivera Ordóñez.

Una colección, la de Armani, denominada anti-crisis en la que sobresale el color verde esperanza, en una amplia gama de tonos desde el verde fango a las tonalidades boscosas, como un reclamo a la naturaleza y a poner en valor al hombre sin brillos ni luces. La novedad son los pantalones con cintura alta y el broche final lo ha puesto el poncho en piel con los colores del equipo de fútbol Inter de Milán en negro y azul marino.

Giorgio Armani
comentó a los periodistas en tono de sorna que vestirlos resulta más difícil que a personajes como el próximo presidente de EE.UU. Barack Obama, de quien dijo "me gusta muchísimo".


Milano Moda Uomo Spring 2009: Looking for a Hero


DALLAS, May 21, 2008 / FW/ — With Milano Moda Uomo Spring 2009 in the horizon, but everyone going gaga over the upcoming ‘Sex & The City’ movie, the usual interest for menswear had been eclipsed with the high profile coverage of women’s fashion, albeit it is for a movie.

Which brings us the question – does menswear need a new hero? And, I don’t mean a designer, but a new icon, be it fictional characters like what Carrie Bradshaw and friends did for womenswear or real life heroes like David Beckham, the de facto poster boy of metrosexuals.

Still, metrosexuality did not really sit well among men. Except for the urban male who had embraced metrosexuality without question, the regular American male who drives a truck, an SUV even a sports car did not see themselves as metrosexuals. They just saw themselves as men.

Their heroes remain to be sports stars from Kobe Bryant to Andre Agassi, yet though the appeal of sports heroes are universal, they are not really worshipped because they are fashion plates. They are admired because of their game play.

Balthier from Final Fantasy XII copyright by Square EnixPerhaps, that is the key to men’s fashion. Unlike women who admire great dressers like Nicole Kidman and Angelina Jolie, men in general could not be bothered with what Brad Pitt or Tom Cruise are wearing because they are expected to look good.

Yet, the likes of Kobe Bryant, though they are always dressed well are not expected to be fashion plates. They are expected to be great at their games, which brings us to another world, open to everyone but mostly populated by men – video gaming.

The video game world has a lot of heroes and there are too many of them to mention here. Quite frankly, it will be hard to name all of them because the video game genres are as varied as the movies. Still, it will not behoove us to mention the 14-year Final Fantasy series by Square Enix (formerly Square Soft) wherein their heroes and heroines have captured the imagination of both teens and adult gamers.

On its latest installment Final Fantasy XII (the 13th installment is due in North America late this year), one of the main characters Balthier had captured the heart of both male and female gamers, albeit the female gamers make up only a very small percentage of the gaming industry.

I won’t go into a review of the game (here is a link for a fashion review of Final Fantasy XII), but needless to say, Balthier’s total look, which of course includes his outfit, had gotten everyone’s attention. (See photo above, courtesy of Square Enix, copyright Square Enix)

Maybe, that’s what menswear need, a fictional hero that will not grow old. The same way that Marvel comics gave us Superman and Batman, our childhood heroes that have actually inspired real clothes worn by real men, perhaps, Balthier is something that the internet generation needs. After all, they have been born and raised in the digital world.

(For those of you who have not played Final Fantasy XII, here’s a video clip)